A 32 anni suonati ho scoperto particolari incredibili del passato di mio padre.
Non chiedetemi come mai certi dettagli non siano trapelati prima…forse qualche brandello della sua vita mi é stato trasmesso in tempi differenti e io, che sono un’emerita superficiale, poco attenta ai racconti e facilmente distraibile, non vi ho mai dato peso.
Tant’é ….
Ho scoperto che la mia zietta ultrasettantenne, una pettegola sempre tirata a lucido, in realtá non é sua sorella, bensí una sorellastra, nata da una relazione tra mia nonna e uno sconosciuto.
Ho scoperto che mio padre ha un fratellastro maggiore, ora finito chissá dove, nato da una relazione tra mio nonno e una giovane di buona famiglia i cui genitori si opposero al matrimonio tra la loro figliola e un povero contadino.
Ho scoperto che mio nonno prima lavoró nell’Agropontino, poi, per evitare la Guerra d’Abissinia, andó in Germania a cercar fortuna e lí incontró mia nonna, friulana giá madre della suddetta zia: si innamorarono, tornarono in Italia per convolare a nozze, e ripartirono alla volta di questo campo di lavoro popolato da italiani, al confine con la ex Cecoslovacchia, dove nonna Emma partorí mio padre nel Novembre del 1943, in pieno conflitto mondiale.
Il bimbo fu battezzato da un ufficiale tedesco, che gli donó una carrozzina elegante e di classe.
Lo stesso, qualche mese piú tardi, suggerí ai miei nonni di tornare in patria: l’Italia aveva voltato le spalle alla Germania e gli italiani rischiavano il massacro.
Detto fatto… Il paesino (potrebbe trattarsi di Frankenhain, ma non ci sono documenti ufficiali a riguardo) fu raso al suolo: i miei ottennero un lasciapassare speciale soltanto perché il piccolo era considerato “Figlio della Germania” e, dopo varie peripezie e soprusi, rientrarono in Veneto passando dalla Jugoslavia.
Ho scoperto che nonno Attilio coi pochi risparmi raccimolati acquistó un carico di zucchero da rivendere al mercato di Padova, affittó i camion e pagó il barcone che trasportó la merce fino alla cittadina di Rottanova.
Ma quella notte “Pippo” bombardó vari punti strategici, tra cui il ponte sul Gorzone sotto cui il barcone era attraccato per il trasferimento, previsto il giorno successivo.
Dell’intero carico rimase un solo sacco di zucchero.
E le bombe alleate non risparmiarono neppure la sua casa, ne’ la sua famiglia…una delle ruote di legno della carrozzina fu rinvenuta lungo l’argine del fiume.
Eppure mio padre, ancora in fasce, scampó miracolosamente all’attacco, protetto dalla zanzariera della culla tedesca.
I casi della vita.
Si gridó al miracolo, non fosse che mio nonno aveva perduto tutto, sogni inclusi.
Sembra che per quaranta giorni non disse una sola parola.
Era la primavera del 1945.
A fine Dicembre, in quel di Ligonchio, nonna Rosa diede alla luce una bimba: era mia madre.
Figlia di n.n., padre sconosciuto, forse un soldato degli Alleati, o un Partigiano….
Ma questa é un’altra storia.
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TB
N.d.A. Ogni riferimento a fatti realmente accaduti e persone realmente esistite corrisponde a veritá cosí come tramandata per bocca dei miei genitori: memoria storica, dal passato epico, quasi leggendario, vergano…Tutto questo mi ha emozionato e in fondo in fondo mi piace pensare che nelle mie vene scorra un quarto di sangue non identificato, che racchiude chissá quale storia, che proviene da chissá dove…
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